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Si sa con certezza che SALANDRA è una cittadina antica. Ancora oggi, però, non sappiamo nulla sulle sue origini e neanche il perché le venne dato questo nome. Ciò che sappiamo sono solo frammenti di  ipotesi  e supposizioni. Studiosi  antichi  e moderni si sono  occupati in modo diffuso della etimologia del nome Salandra e molti concordano che proviene dal nome Salandrella che vi scorre a qualche chilometro di distanza. 

Non mancano tuttavia coloro che affermano il contrario e sono dell’avviso che derivi da “Calandra”, l’alauda contrix, uccello dei passeracei affine alle allodole, che si era stanziato a stormi nel territorio denominato “Lombone”, lungo il fiume. Questa tesi è confortata dall’antico stemma di Salandra, costituito da un’oca acquatile in campo azzurro, imbeccata e membrata d’oro. Attualmente, però, il comune di Salandra si orna di un altro stemma che presenta due sciabole in croce di Sant’Andrea, con le punte conficcate nel greto di un fiume, il tutto posto sopra un gruppo di colline moventi dal fiume stesso; è circondato da rami di quercia e di olivo sormontati da una corona.  

Nell’archivio municipale di Salandra, però, non si trovano gli atti deliberativi concernenti l’adozione di questo stemma, né tantomeno si conoscono i fatti storici che abbiamo indotto i nostri padri a bandire la placida oca per sostituirla con le sciabole e in quale epoca essi avvennero.

 

Salandra, arroccata con i ruderi del suo castello medievale e la sua chiesa ultra millenaria su di un colle a circa 598 metri sul livello del mare, si estende da un lato lungo la valle del torrente Gruso, con le contrade della “Piantata”, “Piano Marino” e il “Giardino”, zona occupata da uliveti, alberi da frutta, querce e il “Lombone” definito il granaio di Salandra. Dalla parte opposta, invece, si affaccia sulla valle della Salandrella con strapiombi formati da  calanchi di argilla,detti in dialetto “cintoli”, su cui non c’è il minimo germoglio. Guardarli è come guardare l’acqua di un fiume: non saranno mai  uguali a se stessi perché il clima, le piogge soprattutto, anno dopo anno li “coltiveranno”, ricavandone nuove forme.            

Nella prima metà del secolo XIX il paese occupava solo il cocuzzolo della collina dove è posto, ed il paese comprendeva solo l’attuale centro storico o “Castello”. E’ certo che Salandra è sorta sulle rovine di una città della Magna Grecia. Lo testimoniano i vasi rinvenuti nella piana di San Giovanni e di Sant’Angelo o le tegole quadrate del tetto della chiesa del Convento. Le origini di Salandra, come si è detto,  risalgono all’epoca  della  colonizzazione  greca e fu tra le comunità di un certo rilievo nella zona. 

Dagli inizi del secolo XVI tutta l’Italia meridionale fu dominata da sovrani spagnoli e Salandra fu affidata a Ferrante Severino, poi a Loffredo Margaritano, che nel 1544 la vendette come feudo a Francesco Revertera, presidente  della Regia Camera della Sommaria, per 14.500 ducati .Il duca fece costruire il Convento (l’attuale municipio) che è stato per molto tempo sede di Università di Teologia gestito dai frati Francescani, e la Chiesa annessa. L’autorizzazione alla fondazione del monastero di San Francesco fu data dal pontefice Paolo III. Per la costruzione dell’edificio, ancor oggi maestoso, gareggiavano, a favore dei monaci, il signore Francesco Revertera e la popolazione della borgata. Ciò certamente sta a significare da un lato il fervore religioso, dall’altro un diffuso benessere economico del popolo salandrese di quel tempo. 

Il Convento divenne ben presto prestigioso e costituiva un’oasi di pace e di serenità per gli studenti che erano applicati non solo alla filosofia e alla teologia, ma anche alle belle arti come si è potuto desumere dalle pregevoli opere pittoriche, scultoree ed architettoniche che adornano la Chiesa e i locali del Convento.